Scienza

Dimagrimento localizzato: perché non puoi scegliere dove perdere grasso

Team PumpBro12 min di lettura
Un personal trainer inginocchiato accanto a una cliente distesa su un tappetino rosa che esegue un crunch con le gambe sollevate, in una sala pesi con dischi e rack sullo sfondo

Succede in ogni primo incontro. La persona si pizzica un punto preciso, di solito la pancia o l'interno coscia, e chiede cosa deve fare per togliere quello lì. È la domanda più onesta che ti possa arrivare, ed è quella su cui l'industria del fitness ha costruito decenni di attrezzi e protocolli. La risposta breve è che non puoi decidere dove il corpo brucia grasso. Quella lunga è più interessante, perché la letteratura non è un "no" secco: c'è una meta-analisi che chiude la questione, tre studi che trovano qualcosa e alcuni dettagli metodologici che spiegano perché quel qualcosa non è la promessa che senti in sala.

Key Takeaways

  • La meta-analisi di Ramírez-Campillo e colleghi (Human Movement, 2022), su 13 studi e 1.158 partecipanti, ha confrontato l'arto allenato con quello non allenato: la differenza nella perdita di grasso locale è praticamente nulla, con un effetto aggregato di −0,03.
  • Sei settimane di soli esercizi addominali, cinque giorni a settimana e a calorie invariate, non hanno ridotto né la plica addominale né la circonferenza della vita (Vispute e colleghi, Journal of Strength and Conditioning Research, 2011): è migliorata solo la resistenza muscolare.
  • Due studi recenti (Paoli e colleghi, 2021; Brobakken e colleghi, 2023) trovano una riduzione più marcata nella zona allenata, ma su campioni di 14 e 16 persone e con differenze piccole rispetto alla variabilità individuale.
  • Dove il corpo perde grasso dipende da sesso, ormoni e genetica: variabili che non alleni. Quello che governi è il deficit energetico e il lavoro totale.

Che cosa promette esattamente il dimagrimento localizzato

L'idea è che allenare un muscolo consumi in modo preferenziale il grasso che gli sta sopra: mille crunch per la pancia, adduttori per l'interno coscia, tricipiti per la parte posteriore del braccio. Detta così è persino plausibile: un muscolo che lavora richiama sangue, e il tessuto adiposo lì accanto risponde.

Il punto è che il grasso non si consuma dove viene mobilizzato. Gli acidi grassi liberati da un deposito entrano in circolo e vengono ossidati dove serve, non necessariamente dal muscolo vicino. Fra "il tessuto adiposo sopra il retto addominale rilascia più acidi grassi mentre fai i crunch" e "dopo due mesi di crunch hai meno grasso sull'addome" c'è di mezzo tutto il bilancio energetico della giornata.

La prova più solida: 13 studi, effetto zero

Il disegno che risponde meglio alla domanda è elegante: alleni un arto e usi l'altro come controllo, dentro la stessa persona. Stessa dieta, stessi ormoni, stessa genetica; unica differenza, il carico di lavoro locale.

Ramírez-Campillo e colleghi hanno raccolto tutti gli studi costruiti così in una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Human Movement nel 2022: 13 studi, 1.158 partecipanti fra i 14 e i 71 anni, protocolli da 2 a 20 settimane e da 3 a 7 sedute settimanali, sia di forza sia di resistenza. L'effetto aggregato della differenza fra arto allenato e arto non allenato è −0,03, con intervallo di confidenza al 95% da −0,10 a 0,05 e p = 0,508. Tradotto: nessuna differenza, e l'intervallo è stretto abbastanza da escludere anche un effetto piccolo. Gli autori scrivono che la credenza popolare deriva probabilmente da "desiderio e strategie di marketing convenienti" (Human Movement, 2022).

Il limite da dichiarare: mette insieme protocolli molto diversi e metodi di misura eterogenei, dalla plicometria alla densitometria. È il prezzo di ogni meta-analisi, in cambio della fotografia più ampia disponibile.

Sei settimane di addominali non tolgono un centimetro

Lo studio da citare a un cliente è quello di Vispute e colleghi, sul Journal of Strength and Conditioning Research nel 2011. Ventiquattro sedentari fra 18 e 40 anni, metà assegnati a sette esercizi addominali, due serie da dieci ripetizioni, cinque giorni a settimana per sei settimane, tutti a dieta isocalorica, cioè senza deficit.

Risultato: nessun effetto significativo su peso, percentuale di grasso, grasso della regione addominale, circonferenza addominale, plica addominale e sovrailiaca. È migliorata solo la resistenza muscolare, 47 ripetizioni di curl-up contro le 32 del gruppo di controllo (Journal of Strength and Conditioning Research, 2011).

Limiti: 24 persone sono poche, sei settimane sono poche e il volume era modesto, 140 ripetizioni a seduta. Ma il messaggio pratico regge proprio per questo: quel programma somiglia a ciò che un cliente si autoprescrive guardando un video. Senza deficit, l'esercizio mirato da solo non produce nulla di misurabile sulla zona.

Una donna in canotta chiara e leggings neri esegue un crunch su un tappetino, ripresa dall'alto, con manubri e attrezzi sullo sfondo del pavimento della palestra

Quando alleni una gamba, il grasso cala altrove

C'è uno studio del 2013, sempre di Ramírez-Campillo, che è il miglior aneddoto scientifico da raccontare in sala. Undici persone hanno allenato per 12 settimane solo la gamba non dominante, tre volte a settimana, con una serie da 960 a 1.200 ripetizioni di leg press a carico bassissimo.

La massa grassa totale è scesa del 5,1%, da 13,5 a 12,8 kg, con introito calorico invariato. Nella gamba allenata, però, non è cambiato niente di significativo: il grasso è calato del 10,2% negli arti superiori e del 6,9% nel tronco (Journal of Strength and Conditioning Research, 2013).

Limiti: undici partecipanti, nessun gruppo di controllo separato (il confronto è con la gamba controlaterale) e un protocollo irripetibile con un cliente vero. Resta il fatto che l'unico posto dove il grasso non è calato è quello che aveva lavorato.

Lo strumento con cui misuri cambia la risposta

Kostek e colleghi, su Medicine and Science in Sports and Exercise nel 2007, hanno fatto allenare il braccio non dominante a 104 persone per 12 settimane, misurando il grasso sottocutaneo sia con il plicometro sia con la risonanza magnetica.

Con il plicometro, il grasso risultava ridotto nel braccio allenato e non in quello a riposo, negli uomini. Con la risonanza, la perdita era generalizzata e senza differenze fra i due bracci, in entrambi i sessi (Medicine and Science in Sports and Exercise, 2007). Stesso campione, stesso allenamento, conclusioni opposte: la plica fotografa un punto singolo sopra il ventre muscolare, la risonanza vede tutto il braccio.

Se prendi le pliche, tienilo presente prima di annunciare che "il punto sta rispondendo": una misura singola è rumore, non tendenza, come per ogni altro indicatore che usi per leggere l'andamento di un cliente.

Gli studi che trovano qualcosa, e perché non bastano

Sarebbe disonesto fermarsi qui: tre lavori vanno in direzione opposta.

Il primo è fisiologico. Stallknecht e colleghi, sull'American Journal of Physiology nel 2007, hanno fatto lavorare una gamba sola a dieci uomini a digiuno, misurando la lipolisi nel tessuto adiposo della coscia. Nel tessuto adiacente al muscolo che lavorava era più alta: al 25% del carico massimo, 102 contro 55 nmol per 100 g al minuto, e gli autori parlano apertamente di "lipolisi locale" (American Journal of Physiology, 2007). Il limite sta nella natura della misura: è una fotografia acuta durante l'esercizio, su dieci persone, e non dice nulla su quanta massa grassa resterà lì dopo settimane.

Gli altri due sono studi di allenamento.

StudioCampioneDurataCosa ha trovatoLimite principale
Paoli et al., 2021 (Padova)14 adulti sani8 settimanePlica sovrailiaca −13,3%, addome superiore all'ecografia −18,9% nel gruppo con circuito mistoDeviazioni standard fino a 5-6 volte la differenza osservata; il peso corporeo è calato (69,2 → 67,7 kg)
Brobakken et al., 202316 uomini sovrappeso10 settimaneGrasso del tronco −1.170 g (−7%) contro nessuna variazione nel controllo16 soggetti, tutti maschi; deviazione standard quasi pari alla media (±1.093 g)

Lo studio italiano, condotto all'Università di Padova con l'Università di Palermo, ha confrontato un circuito che alternava crunch, estensioni per i tricipiti e cinque minuti di lavoro aerobico con un allenamento di forza tradizionale. Le riduzioni significative sono comparse sull'addome, ma anche su erettori spinali (−19,5%) e sottoscapolare (−7,6%), mentre sul tricipite, pure allenato, non è successo niente (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2021).

Lo studio norvegese ha il disegno più curato, perché pareggia il dispendio energetico fra i gruppi: entrambi correvano, uno dei due sostituiva parte della corsa con rotazioni del busto e crunch. La differenza netta sul grasso del tronco è stata di 697 grammi in dieci settimane, il 3% (Physiological Reports, 2023). Un dettaglio che si trova solo nel registro del trial: i dati sono stati raccolti fra agosto 2005 e maggio 2006 e lo studio è stato registrato su ClinicalTrials.gov nel marzo 2023, diciassette anni dopo e pochi mesi prima della pubblicazione (ClinicalTrials.gov NCT05794854). Non invalida niente, ma è bene saperlo prima di usare quel numero.

Anche prendendoli per buoni tutti e tre: se un effetto locale esiste è piccolo, misurato su decine di persone e non su centinaia, e comunque arriva dentro un dimagrimento generale. Nessuno di questi dati permette di dire a un cliente in quale punto perderà grasso.

Dove perdi grasso lo decidono cose che non alleni

La distribuzione del grasso è governata da variabili su cui una scheda non ha voce. A parità di adiposità le donne hanno più grasso sottocutaneo, addominale e gluteo-femorale, e meno grasso viscerale degli uomini; gli ormoni sessuali regolano deposito e lipolisi nei diversi distretti, e loci genetici come RSPO3, TBX15 e ITPR2 sono associati alla distribuzione del grasso con effetti diversi fra i sessi (Biology of Sex Differences, 2012). Il limite della fonte: è una rassegna narrativa, non un esperimento.

La conseguenza pratica: due clienti con lo stesso deficit e lo stesso programma perderanno grasso in ordini diversi, e quell'ordine non è negoziabile. Il punto che sta più a cuore alla persona è spesso l'ultimo a muoversi.

Cosa funziona davvero

L'allenamento incide sul grasso addominale, solo per una via diversa da quella promessa: la meta-analisi di Vissers e colleghi su 15 studi e 852 adulti in sovrappeso ha rilevato che l'esercizio aerobico di intensità da moderata a vigorosa riduce il grasso viscerale anche senza restrizione calorica, con un effetto di −0,497 (intervallo di confidenza al 95% da −0,655 a −0,340), mentre l'intensità bassa non produce effetti significativi (PLOS ONE, 2013). Limiti: riguarda persone in sovrappeso o obese, con protocolli eterogenei, e l'esito misurato è il grasso viscerale, non quello sottocutaneo che il cliente si pizzica.

In pratica, con una persona che ti chiede di lavorare su un punto:

  1. Sposta l'obiettivo dal punto al bilancio. Il deficit energetico determina quanto grasso se ne va; l'esercizio mirato non lo crea.
  2. Costruisci il programma sui movimenti che spostano più lavoro. Grandi gruppi muscolari e carico progressivo generano più dispendio e più massa magra della stessa mezz'ora di crunch.
  3. Allena comunque il distretto che gli interessa. Non toglierà grasso lì, ma il muscolo sotto cresce e cambia il profilo della zona: è una promessa che puoi mantenere.
  4. Misura più punti e più volte. Serve una serie di rilevazioni, con lo stesso operatore e lo stesso strumento.
  5. Dai un orizzonte temporale onesto. Il punto che interessa alla persona può muoversi per ultimo, e saperlo prima evita che molli alla settimana sei.

Un uomo in abbigliamento sportivo nero esegue un crunch obliquo su un tappetino mimetico nel soggiorno di casa, accanto a due manubri rossi appoggiati sul pavimento

Come dirlo senza spegnere il cliente

"Non puoi scegliere dove dimagrire" è vero, ed è anche il modo più veloce per far sentire una persona in torto. Meglio spostare la conversazione su cosa puoi garantire: muscolo in quella zona, direzione della composizione corporea, misure fatte come si deve. È materiale da primo incontro: le aspettative su un punto specifico vanno raccolte subito, insieme a tutto il resto di quello che chiedi prima di scrivere una scheda. Stesso lavoro di smontaggio che serve con la regola dei trenta minuti dopo l'allenamento.

Domande frequenti

Gli esercizi addominali servono a qualcosa, allora?

Sì, ma non per togliere grasso dall'addome. Nello studio di Vispute e colleghi (Journal of Strength and Conditioning Research, 2011), sei settimane di soli esercizi addominali a calorie invariate hanno migliorato la resistenza muscolare in modo netto (47 ripetizioni di curl-up contro 32 del gruppo di controllo), mentre plica addominale, plica sovrailiaca e circonferenza della vita sono rimaste invariate. Il muscolo cresce e lavora meglio: sono benefici reali, ma il grasso che ci sta sopra dipende dal bilancio energetico complessivo.

Perché a molti sembra che la pancia si riduca appena iniziano gli addominali?

Perché quasi nessuno inizia solo gli addominali: chi comincia un programma cambia anche alimentazione, passi quotidiani e sonno, e il grasso cala ovunque, addome compreso. Poi c'è un problema di misura: lo studio di Kostek e colleghi (Medicine and Science in Sports and Exercise, 2007), su 104 persone, ha trovato una riduzione localizzata con il plicometro e una perdita generalizzata sullo stesso campione con la risonanza magnetica.

Uomini e donne perdono grasso negli stessi punti?

No, e la differenza è biologica prima che comportamentale. A parità di adiposità le donne hanno più tessuto adiposo sottocutaneo, sia addominale sia gluteo-femorale, e meno grasso viscerale rispetto agli uomini; gli ormoni sessuali regolano deposito e lipolisi nei singoli distretti, e diversi loci genetici legati alla distribuzione del grasso agiscono in modo diverso nei due sessi. Per questo lo stesso deficit produce, in due persone, sequenze di dimagrimento differenti.

C'è ancora dibattito scientifico su questo tema?

Sì, ma non sul piano pratico. La meta-analisi più ampia disponibile (Human Movement, 2022), su 13 studi e 1.158 persone, non trova alcuna differenza fra arto allenato e arto non allenato; due studi recenti (Paoli e colleghi, 2021; Brobakken e colleghi, 2023), su 14 e 16 persone, rilevano riduzioni un po' più marcate nella zona allenata, con differenze piccole rispetto alla variabilità individuale. Il dibattito riguarda se esista un effetto locale minimo, non se sia possibile scegliere dove dimagrire: su quello la risposta resta no.

Se ti ritrovi a rispiegare queste cose a ogni nuovo cliente, il posto dove farle atterrare è la scheda che consegni, con le note che dicono perché il programma è fatto così: è una delle cose che un software di gestione per personal trainer mette per iscritto, insieme all'agenda e alla parte nutrizionale. Puoi provare PumpBro gratis durante la beta.

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