Scienza

Donne e pesi: i miti che senti ancora in sala

Team PumpBro11 min di lettura
Fotografia in bianco e nero di una donna piegata in avanti sopra un bilanciere carico appoggiato al pavimento di una palestra, mentre impugna la barra con entrambe le mani.

Capita ancora, e spesso: una cliente nuova guarda il bilanciere e chiede se non diventerà «troppo grossa», un collega prescrive tre serie da venti «perché lei deve tonificare», qualcuno propone di costruire il mesociclo sulle fasi del ciclo mestruale. Frasi che circolano da trent'anni e hanno preso un'aria di ovvietà. Sotto, però, trovi tre cose diverse: qualche affermazione ben documentata, qualcuna smentita, e parecchie costruite su una ricerca che le donne le ha studiate poco.

Key Takeaways

  • Gli aumenti relativi di massa muscolare sono equivalenti fra uomini e donne: a differire sono quelli assoluti, più grandi negli uomini perché partono da più massa.
  • L'ipertrofia si ottiene su un'ampia gamma di carichi, purché le serie arrivino vicino al cedimento; la forza massimale vuole carichi alti. Il «leggero e tante ripetizioni» non è una regola femminile.
  • Programmare l'allenamento sulle fasi del ciclo mestruale non è un approccio basato sulle prove: la meta-analisi più ampia trova un effetto trivial e giudica «bassa» la qualità dell'evidenza.
  • Fra il 2014 e il 2020 il 66% dei partecipanti agli studi di scienze dello sport era maschio e solo il 6% dei lavori includeva soltanto donne (Cowley et al., 2021): molte certezze su «come devono allenarsi le donne» vengono da dati raccolti sugli uomini.

«Con i pesi divento grossa»: cosa dicono i numeri

È la paura più citata, e la risposta più diffusa («tranquilla, non succede») è giusta nella conclusione e debole nell'argomento. I dati dicono di più.

Una revisione sistematica con meta-analisi bayesiana su 29 studi (Refalo et al., 2025, 1.278 dati maschili e 1.537 femminili) separa due cose che di solito vengono confuse. Sul cambiamento assoluto di dimensione muscolare gli uomini guadagnano un po' di più: differenza media standardizzata 0,19 (intervallo di credibilità 95%: 0,11–0,28). Sul cambiamento relativo rispetto al punto di partenza la differenza sparisce: 0,69%, con intervallo da −1,50% a +2,88%, che attraversa lo zero. Il potenziale di crescita in proporzione a quello che hai è quindi comparabile, e i centimetri in più sono un effetto del punto di partenza. Limite dichiarato dagli autori: molti studi durano poche settimane e misurano muscoli diversi con strumenti diversi.

Un trial su 18 persone, nove uomini e nove donne, per sette settimane (Kojić et al., 2021) mostra la stessa cosa dal vivo: spessore del bicipite +0,34 cm negli uomini e +0,32 cm nelle donne, massimale al curl +4,9 kg contro +4,5 kg. Sullo squat la differenza assoluta è più marcata (+11,7 kg contro +5,6 kg), ma non emergono interazioni significative sesso × tempo sui cambiamenti relativi. È un campione piccolissimo e giovane, con un solo protocollo: da solo non dimostra nulla, accanto alla meta-analisi racconta la stessa storia.

La conclusione pratica è più onesta della frase fatta: la massa si costruisce lentamente per tutti, e nessuno diventa «grosso» per sbaglio.

Una donna in accosciata profonda con il bilanciere appoggiato sulle spalle in una palestra, un supporto bianco per squat in primo piano e un uomo in maglietta grigia che la osserva vicino alle finestre.

Il testosterone non è l'interruttore che sembra

L'argomento che regge il mito è sempre lo stesso: le donne hanno meno testosterone, quindi non possono costruire muscolo. La premessa è vera, la catena causale molto meno.

Uno studio su 23 uomini giovani (Mitchell et al., 2013) ha verificato se l'aumento ormonale che segue la seduta predice la crescita muscolare dei mesi successivi. Non la predice: la correlazione fra innalzamento post-esercizio del testosterone libero e ipertrofia delle fibre era 0,06 (p = 0,771), quella dell'IGF-1 addirittura negativa. A correlare erano fattori dentro il muscolo, come il contenuto di recettore degli androgeni (r = 0,60).

Va detta una cosa che di solito si tace: quel campione era interamente maschile, quindi non dimostra niente sulle donne in modo diretto. Toglie però forza al meccanismo invocato per far allenare le donne in un altro modo: se il picco ormonale acuto non spiega l'ipertrofia negli uomini, usarlo come spiegazione per le donne è un salto logico, non un dato.

«Carichi leggeri e tante ripetizioni, per tonificare»

È la prescrizione che vedi più spesso in scheda, e va smontata in due pezzi. Quello sbagliato è «per tonificare»: non esiste un adattamento chiamato tono, perché quello che si vede allo specchio è una combinazione di massa muscolare e grasso sottocutaneo, e si ottiene con gli stessi strumenti in chiunque. Quello giusto è che i carichi leggeri funzionano. Una network meta-analisi su 28 studi e 747 adulti sani (Lopez et al., 2021) ha confrontato carichi bassi, moderati e alti: sull'ipertrofia non emergono differenze significative fra le tre fasce (p fra 0,113 e 0,469) quando le serie arrivano vicino al cedimento, mentre sulla forza massimale i carichi alti battono i bassi con una differenza media standardizzata di 0,60–0,63 (p < 0,001). Gli autori segnalano i limiti: età media 23,4 anni, studi di 6-12 settimane, diversi con problemi di randomizzazione.

Se la tua cliente vuole muscolo, il carico leggero è legittimo purché lo sforzo sia alto; se vuole forza, i carichi alti servono. In nessuno dei due casi decide il sesso. Su come far salire il carico il ragionamento è identico per tutti: l'abbiamo spiegato in come si progetta una progressione di carico.

Il ciclo mestruale: cosa si può dire e cosa no

Qui il marketing corre molto più veloce delle prove: i calendari «sincronizzati sul ciclo», con le percentuali di calo della forza fase per fase, si vendono bene, ma la ricerca dietro è sottile.

La meta-analisi più ampia disponibile ha raccolto 78 studi per 1.193 donne con ciclo regolare (McNulty et al., 2020). Il risultato è una riduzione della prestazione nella fase follicolare precoce di entità trivial: effect size −0,06, intervallo di credibilità da −0,16 a +0,04. Gli autori sono espliciti sulla qualità: solo il 32% degli studi è stato valutato moderato o alto, il 42% basso, e la qualità complessiva dell'evidenza è classificata «bassa», tanto che concludono di non poter formulare linee guida generali.

Una umbrella review di cinque fra revisioni e meta-analisi (Colenso-Semple et al., 2023) arriva allo stesso punto: fra i soli studi di qualità medio-alta, il 90% non trova differenze fra le fasi. E aggiunge il problema di fondo, cioè che moltissimi studi assumono un ciclo di 28 giorni con ovulazione a metà senza verificarla. La conclusione è netta: costruire la prescrizione sulle fluttuazioni ormonali cicliche non è un approccio basato sulle prove.

Attenzione a come usi questo dato: non significa che i sintomi non esistano, né che una cliente che sta male debba allenarsi come sempre. Significa che non hai una regola di popolazione da mettere in scheda, e che l'unico strumento sensato è chiedere, annotare e adattare su di lei.

Quello che cambia davvero: la fatica

C'è invece una differenza che in sala vedi quasi tutti i giorni. Uno studio quasi-sperimentale su 21 uomini e 21 donne (Nuckols et al., 2026) ha applicato lo stesso protocollo di panca piana a intensità relativa. Le donne hanno completato quasi il doppio delle ripetizioni totali: 58,3 ± 27,3 contro 29,6 ± 10,6 (p = 0,0001; d = 1,39). Il recupero di velocità fra una serie e l'altra era maggiore nelle donne (0,146 contro 0,123 m/s), mentre il recupero del massimale stimato e l'indolenzimento nei giorni successivi erano simili. Limiti importanti: un solo esercizio, 42 persone fra i venti e i trent'anni, fase del ciclo e contraccezione non controllate.

Il risvolto operativo è concreto. Le tabelle che convertono una percentuale di massimale in ripetizioni nascono in gran parte da campioni maschili, e alla lettera sottostimano quello che molte clienti riescono a fare. Se prescrivi «8 ripetizioni al 75%» e lei ne fa 14 senza avvicinarsi al cedimento, lo stimolo che hai programmato non è quello che ha ricevuto: prescrivere a ripetizioni in riserva, o testare invece di dedurre, risolve il problema. Lo stesso vale per il tempo fra le serie, di cui abbiamo raccolto le prove in quanto recupero tra le serie, secondo gli studi.

Pesi e ossa: perché il carico alto non è il nemico

Un'ultima obiezione riguarda le clienti in post-menopausa: niente carichi alti, si rischia. Le prove disponibili, poche, dicono il contrario. Una meta-analisi su 6 studi randomizzati, per 391 donne con osteoporosi fra i 53 e i 65 anni di età media (Kitagawa et al., 2022), ha confrontato alta e moderata intensità: sulla densità minerale ossea lombare l'alta intensità risulta superiore (differenza media standardizzata 2,37; intervallo di confidenza 0,10–4,65), mentre sul collo del femore la differenza non è significativa. Quasi tutti gli studi riportano eventi avversi minimi, e le cadute registrate sono avvenute fuori dalle sedute, senza infortuni.

Gli stessi autori (Kitagawa et al., 2022) sono i primi a frenare: l'eterogeneità è altissima (I² = 98%) e la certezza dell'evidenza è giudicata «estremamente bassa». Il carico impegnativo, sotto supervisione, non si è dimostrato pericoloso in questa popolazione, ma la base di prove è troppo piccola per promettere risultati.

Perché questi miti resistono

Vale la pena chiedersi da dove vengono. Un'analisi di 5.261 pubblicazioni di scienze dello sport, per 12.511.386 partecipanti (Cowley et al., 2021), ha contato il 66% di partecipanti maschi contro il 34% di femmine: il 31% dei lavori includeva soli uomini e appena il 6% solo donne. Non è una questione ideologica ma pratica: buona parte di ciò che diamo per assodato è stato misurato su campioni maschili, e chi ne ricava prescrizioni «per le donne» estrapola.

Il contesto italiano aggiunge un pezzo: secondo l'ISTAT (rilevazione 2024, pubblicata a giugno 2025) pratica sport il 43,4% degli uomini e il 31,8% delle donne, un divario di 11,6 punti percentuali, sceso dai circa 17 del 1995. Su scala globale — dato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornato a giugno 2024, non riferito all'Italia — il 31% degli adulti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica, e le donne risultano meno attive degli uomini di circa 5 punti percentuali.

Cosa cambia nella tua programmazione

Nessuno dei punti qui sotto chiede di riscrivere il metodo: sono correzioni su come prescrivi e su cosa annoti. Per il quadro d'insieme, il punto di partenza è la guida al software di gestione per personal trainer.

  1. Smetti di usare il sesso come variabile di prescrizione. Carico, volume e progressione si scelgono su obiettivo, esperienza e risposta individuale.
  2. Prescrivi lo sforzo, non solo la percentuale. Ripetizioni in riserva o un test rapido evitano che una tabella costruita su campioni maschili ti faccia sottostimare la cliente di due o tre ripetizioni per serie.
  3. Metti i carichi alti sul tavolo, con una progressione. Escluderli a priori toglie forza massimale e, in post-menopausa, lo stimolo che le prove disponibili giudicano più promettente per l'osso.
  4. Sul ciclo, raccogli invece di assumere. Una nota a settimana su sintomi e sensazioni vale più di qualunque calendario a fasi comprato online.
  5. Fai vedere i progressi che la bilancia non mostra. Carichi e ripetizioni che salgono disinnescano la paura di «diventare grossa» meglio di qualsiasi rassicurazione: come farlo è in misurare i progressi oltre la bilancia.

Domande frequenti

Una cliente può diventare «troppo muscolosa» allenandosi con i pesi?

L'aumento relativo di massa muscolare è comparabile fra uomini e donne, mentre quello assoluto è mediamente minore nelle donne (Refalo et al., meta-analisi bayesiana su 29 studi, 2025). La crescita è lenta per chiunque e richiede anni di lavoro continuativo: non succede per errore in poche settimane. Se il timore resta, conviene mostrare misure concrete nel tempo invece di rassicurare a parole.

Devo far allenare le mie clienti con carichi più leggeri?

No, non per una ragione legata al sesso. Una network meta-analisi su 28 studi e 747 adulti (Lopez et al., 2021) non trova differenze significative di ipertrofia fra carichi bassi, moderati e alti quando le serie arrivano vicino al cedimento, mentre la forza massimale migliora di più con i carichi alti (differenza media standardizzata 0,60–0,63). Il carico si sceglie sull'obiettivo, non sull'anagrafica.

Bisogna programmare l'allenamento sulle fasi del ciclo mestruale?

Le prove attuali non lo sostengono. La meta-analisi più ampia (McNulty et al., 2020: 78 studi, 1.193 donne) trova una riduzione trivial della prestazione nella fase follicolare precoce, effect size −0,06, giudica «bassa» la qualità dell'evidenza e conclude che non si possono formulare linee guida generali. La umbrella review di Colenso-Semple et al. (2023) conferma e nota che molti studi non verificano davvero l'ovulazione. Resta sensato adattare la singola seduta ai sintomi che la persona riferisce.

Le donne recuperano prima fra una serie e l'altra?

Uno studio di Nuckols et al. (2026) su 21 uomini e 21 donne ha osservato, allo stesso carico relativo alla panca piana, quasi il doppio delle ripetizioni totali nelle donne (58,3 contro 29,6) e un recupero di velocità fra le serie maggiore; il recupero del massimale nei giorni successivi e l'indolenzimento erano simili. È un singolo studio su un solo esercizio, con 42 partecipanti: va preso come indizio, e la conseguenza pratica è verificare sul campo invece di dedurre dalle tabelle.

In sintesi

La maggior parte di quello che senti dire in sala sulle donne e i pesi non è cattiva volontà: è la traduzione approssimativa di una letteratura che, per sua stessa ammissione, ha studiato soprattutto uomini. Sapere quali affermazioni reggono, quali sono smentite e quali non sono mai state verificate ti permette di programmare su quello che osservi in quella persona. Se vuoi che carichi, ripetizioni e note di ogni cliente stiano in un posto solo e leggibile dal telefono, guarda come funziona PumpBro.

Team PumpBro

La redazione di PumpBro, il gestionale all-in-one per personal trainer e nutrizionisti.

Prova PumpBro gratis